PREVIDENZA SOCIALE
La previdenza sociale, conosciuta come INPS, si occupa di tutelare il lavoratore (e i suoi familiari a carico) dai rischi dati dalla menomazione o perdita della capacità lavorativa a causa di determinati eventi.
Tutti i lavoratori dipendenti italiani, tanto pubblici come privati, e la maggior parte degli autonomi devono essere obbligatoriamente iscritti all’INPS: l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.
L’INPS, quindi, è l’ente che si occupa di garantire ai lavoratori il pagamento di pensioni e d’indennità tanto di natura previdenziale come assistenziale.
Una prestazione previdenziale è determinata dai contributi che i lavoratori di aziende pubbliche e private hanno versato durante la loro vita lavorativa: com’è il caso delle pensioni (di vecchiaia, invalidità ecc…)
Una prestazione assistenziale o a sostegno del reddito tutela i lavoratori in particolari momenti di difficoltà della loro vita lavorativa e somministrano aiuti a chi ha un reddito modesto e alle famiglie numerose. Queste vanno dall’indennità di disoccupazione, di malattia o maternità, fino agli assegni al nucleo familiare.
Per i lavoratori dipendenti è lo stesso datore di lavoro che si occupa di completare tutte le formalità per il versamento dei contributi. Questi vengono dedotti mensilmente dagli stipendi lordi: 2/3 dei contributi sono pagati dal datore di lavoro, mentre il rimanente terzo dal lavoratore stesso. La quantità di contributi che ogni lavoratore versa viene definita dalla percentuale dell’aliquota che dipende da diversi fattori:
- il tipo di lavoro (subordinato, autonomo…)
- attività svolta (agricola, industriale, commerciale)
- dimensione dell’azienda (data dal numero dei dipendenti che la compongono)
- forma giuridica dell’azienda (spa, srl…)
- qualifica del lavoratore (dirigente, operaio, apprendista, impiegato…)
- fondo previdenziale d’iscrizione del lavoratore
I lavoratori autonomi, invece, devono registrare e pagare loro stessi i contributi. Alcuni direttamente all’INPS, altri, appartenenti ad albi specifici (come medici, architetti, avvocati, ingegneri o ragionieri) alla loro propria Cassa di Previdenza corrispondente.
Come già detto, l’iscrizione all’INPS è obbligatoria e il versamento dei contributi è un obbligo. Per cui chi non lo rispetta sta commettendo un reato punibile per legge con sanzioni civili, amministrative o penali.
Infine, sottolineare che l’Italia ha accordi bilaterali con 40 stati esteri (compresi i paesi dell’UE, gli Stati Uniti e il Canada). I cittadini di tali paesi possono rimanere sotto il sistema di previdenza sociale di origine durante un periodo di tempo limitato una volta trasferiti in Italia. Allo stesso modo, se prima di lavorare in Italia, il lavoratore straniero ha versato dei contributi nel proprio paese di origine, questi verranno tenuti in conto al momento del calcolo delle prestazioni
Ricorsi INPS
Diversamente a quanto siamo abituati a pensare, sono frequenti i casi in cui l’Inps commette degli errori. In tali casi, ovviamente, il cittadino ha diritto di difendersi e di far valere i propri diritti. Come? Esistono delle procedure ben precise da rispettare, pena l’improcedibilità del ricorso stesso. Quindi, in primo luogo la prassi prevede di agire mediante ricorso amministrativo, la cui decisione è affidata direttamente all’INPS stesso. Si tratta di un atto preliminare a cui segue l’azione giudiziaria, laddove il ricorso abbia prodotto esito negativo.
Infatti, anche se l’Istituto Previdenziale respinge il ricorso, il cittadino conserva comunque la facoltà di rivolgersi, a seconda dei casi a un giudice del lavoro, piuttosto che alla Corte dei Conti, al Tribunale ordinario, al giudice di pace o al Tar. Come difendersi da eventuali errori INPS quali sono le procedure da seguire?
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